FILM BIODEGRADABILE DA PACCIAMATURA

L’azienda italiana che detiene il brevetto Mater-Bi ha presentato al Fruit Logistica di Berlino un telo in bioplastica da utilizzare per la pacciamatura durante la coltivazione delle fragole.La biodegradabilità certificata e assicurata da Novamont consente di lasciare il telo nel suolo andando ad evitare costi di rimozione e …



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L’imballaggio di plastica secondo CARPI:

FILM BIODEGRADABILE DA PACCIAMATURA

L’azienda italiana che detiene il brevetto Mater-Bi ha presentato al Fruit Logistica di Berlino un telo in bioplastica da utilizzare per la pacciamatura durante la coltivazione delle fragole.
La biodegradabilità certificata e assicurata da Novamont consente di lasciare il telo nel suolo andando ad evitare costi di rimozione e smaltimento; l’attività dei microrganismi provoca la mineralizzazione completa del polimero e la successiva trasformazione in anidride carbonica ed acqua.

Tradizionale telo da pacciamatura

“Questo nuovo telo in Mater-Bi per la pacciamatura della fragola e di altre specie assimilabili rappresenta una vera rivoluzione per una coltura così strategica per l’ortofrutticoltura nazionale ed internazionale – nota Alessandro Ferlito, Responsabile Commerciali di Novamont -. Nasce dallo strenuo lavoro di ricerca nel quale Novamont è costantemente impegnata e che ha permesso negli anni lo sviluppo di prodotti biodegradabili e compostabili altamente innovativi che contribuiscono ad ampliare le opportunità di crescita per un’agricoltura a basso impatto ambientale”. Per ora si parla di innovazione e qualità del prodotto, il mercato poi detterà il prezzo di questo nuovo materiale.

Le minacce al riciclo da parte di questo nuovo materiale

In primo luogo sarà di competenza dei coltivatori andare ad individuare il telo biodegradabile da quello non bio, evitando la raccolta assimilata di telo biodegradabile da quello in plastica tradizionale. In caso contrario una errata selezione alla fonte comporterebbe un maggior grado di contaminazione del materiale che rischierebbe, per ragioni di costi, non essere più gestito dalle aziende di riciclo. In secondo luogo, un materiale “nuovo” biodegradabile, la cui produzione ha necessitato l’impiego di risorse naturali, non potrà più essere recuperato e quindi riciclato e re-introdotto nel mercato dei beni di consumo. Il ciclo di recupero e riutilizzo andrebbe quindi ad interrompersi favorendo invece il circolo “vizioso” dell’usa e getta e non dell’usa e recupera come chiesto dalla Commissione Europea a gran voce a tutti gli Stati Membri.

Per questa news ringraziamo:

L’imballaggio di plastica secondo CARPI

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